Ciao Italian lifestyle lovers! Il viaggio di oggi ci porterà indietro nel tempo… esploreremo infatti un legame iconico e dalle diverse sfumature, quello tra la Capitale, Roma, e uno degli imperi più duraturi e ricchi del mondo antico: l’Egitto.

Il risultato di questa intensa relazione è ancora ben visibile in giro per la città, esaltato dalla presenza di tantissimi riferimenti e monumenti ‘egittizzanti’ o originali egizi.

Via intitolata alla Dea Serapide, divinità tipica dell’Età-Greco Romana Egizia. La strada si trova all’interno del Parco di Colle Oppio, dietro al Colosseo.

Se è vero che, come diceva Erodoto, l’Egitto è un dono del Nilo, è anche vero che un certo gusto per il bello e per la vita, una cultura ricca e multiforme, un’eredità artistica immensa sono il dono dell’Egitto al mondo. Sebbene la cultura egizia abbia influenzato vari popoli mediterranei a cominciare dal secondo millennio a.C., i primi a mostrare interesse per gli oggetti egizi e per le loro intrinseche caratteristiche furono i Romani. Il fascino suscitatogli da tali capolavori era legato perlopiù alla venerazione delle divinità di Alessandria, Iside e Serapide, i cui culti si diffusero a Roma assai rapidamente e molto prima dell’annessione dell’Egitto all’Impero Romano, avvenuta nel 30 d.C., poco dopo la morte dell’ultima regina d’Egitto, Cleopatra VIII.

Busto della Regina Cleopatra VII, esposto al Museo Gregoriano Profano, parte dei Musei Vaticani (Città del Vaticano)
Busto della Regina Cleopatra VII, esposto al Museo Gregoriano Profano, parte dei Musei Vaticani (Città del Vaticano).

Fu proprio la conquista dell’Egitto l’evento che aprì la strada all’importazione di antichità. Tutto ciò che veniva importato a Roma veniva utilizzato al pari di monumenti pubblici o come decorazioni per case e giardini, oltre che a servire da ornamento per quei templi dedicati alle divinità Alessandrine (come il famoso Iseo Campestre). Nel complesso, verso la metà del IV secolo a.C., Roma poteva vantare numerosi obelischi e una grandissima varietà di sculture. Singolare è che questi monumenti presenti nella capitale costituirono per l’occidente l’unica fonte visiva dell’arte egizia fino al XVIII secolo.

È di qualche tempo prima, però (all’incirca nel XVI secolo) il risveglio a Roma per l’interesse e l’ispirazione per l’antica cultura egiziana, sentimento a cui spesso ci si riferisce come “Egittomania. Qui, gli archeologi del tempo cominciarono gradualmente a scovare tutti quei reperti egizi sepolti da secoli e a interrogarsi sul significato dei geroglifici, oltre che sulle sfumature e i significati di quella cultura millenaria. L’interesse più grande era ovviamente quello generato dai numerosi e maestosi obelischi.

Riproduzione di 12 obelischi ordinati per altezza e in ordine decrescente: Nel disegno manca l’obelisco Dogali, in quanto non ancora scoperto all’epoca. Questo, ora poco distante dalla Stazione Termini e Piazza della Repubblica, fu scoperto solo alla fine ‘800 dall’archeologo Rodolfo Lanciani.

Di notevole interesse è il fatto che sia proprio Roma, attualmente, la città che conserva più obelischi al mondo, ben tredici ‘sopravvissuti’ in tutto, più (forse) uno leggendario sopravvissuto e dall’esistenza assai dibattuta, che secondo alcuni indizi e fonti giacerebbe ancora sepolto sotto la zona di San Giovanni in Laterano. Di questi tredici obelischi presenti in città, il più alto di tutti -oltre ad essere anche il più alto al mondo (ancora in piedi)- è quello Lateranense, in piazza di San Giovanni in Laterano. Il più piccolo invece, alto appena 5,47 m, si trova a Piazza della Minerva, appoggiato su un bellissimo elefantino marmoreo realizzato nel 1667 da Gian Lorenzo Bernini.

L’elefantino di Piazza della Minerva.

L’obelisco Lateranense.

Se per gli Egizi gli obelischi avevano un significato prettamente religioso, per i Romani furono soltanto una testimonianza del loro predominio e di grandezza. Si pensa addirittura che in principio esistessero almeno 50 esemplari presenti in città. Questi, caddero in rovina alla fine dell’Impero Romano, e la loro riscoperta fu un grande merito di diversi papi con importanti interessi urbanistici. Nel Rinascimento subirono un processo di ‘nuova gloria’, infatti, oltre a divenire dei punti di riferimento essenziali per il nuovo assetto urbanistico della città, furono anche “cristianizzati”, grazie all’inserzione di croci e statue.

Dal punto di vista museale, a Roma è presente una grandissima varietà di reperti provenienti dall’Antico Egitto. Le collezioni principali sono esposte al Museo Gregoriano Egizio, all’interno dei Musei Vaticani, e al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco. Una piccola sala a tema, denominata ‘Sala Egizia’ è presente anche nei Musei Capitolini. Oltre a queste, qualche reperto egiziano è possibile trovarlo anche al Museo Nazionale Romano.

Entrambe le collezioni dei Musei Vaticani e del Barracco sono particolarmente curate, degne di nota e di una visita; Il pezzo forte della prima è, senza dubbio, la ricca collezione di sarcofagi e di piccola statuaria funebre, mentre per quanto riguarda la seconda, ciò che più risalta è la bellezza della scultura tardo-antica, con esemplari commissionati sia per l’ambito privato che per quello reale.

 

Esposizione di diverse tipologie di piccola e media statuaria funebre (Museo Gregoriano Egizio).

Nel complesso, gli aneddoti, le particolarità e le curiosità sono davvero tanti e se siete interessati all’argomento non è difficile trovare dei tour operator a Roma che organizzato dei percorsi a tema ‘Antico Egitto’. D’altronde, parliamo di due culture antiche affini per grandezza e duratura, la cui storia, fascino e importanza è innegabile, oltre che difficile da riassumere. Ciò che è chiaro ed ammirevole è quanto esse continuino a generare, ancora, un grande interesse in milioni di persone in tutto il mondo e ad ispirare, tra le altre cose, anche grandi marchi dell’alta moda contemporanea.

Camilla Persi

Romana di Roma, ma con parti di cuore sparse tra le brughiere del nord Inghilterra e le sconfinate pianure ungheresi. Oltre ad essere laureata in Storia dell’Arte, con specializzazione in Egittologia, è appassionata di storia della moda della sua contemporanea economia. La sua carriera spazia tra vari incarichi museali, un futuro dottorato in Egittologia a Berlino e continue collaborazioni con importanti istituzioni di moda italiane e ungheresi.

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